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).
Finora avevo solo sentito distrattamente qualche pezzo passato alla radio, ma da ieri sto ascoltando a ciclo praticamente continuo Back to Black di Amy Winehouse.
Mi ha stregato al primo passaggio, questo disco. Se non ci fosse scritto che è prodotto nel 2006 penserei che arriva direttamente dalla Motown degli anni 60-70. Lei ha una voce calda e una vita travagliata, e risaltano entrambe. La title track è semplicemente stupenda.
Soul e R'n'B non sono generi che ascolto tanto spesso, ma per questo disco faccio volentieri un'eccezione.
Lo potete ascoltare per intero sul mitico Radioblogclub.
Coinvolgente ed indimenticabile. E’ il modo più semplice per descrivere l’esperienza che ho vissuto martedì, assistendo allo spettacolo di Marco Paolini (passato anche in diretta su La7), in una cava sui monti Berici.
Un ambiente molto suggestivo, che ricorda il lavoro e la fatica, difficile da trovare e scomodo da raggiungere. A renderlo ancora più disagevole pioggia battente e vento freddo, una camminata in mezzo al fango nel bosco, piedi bagnati e freddo umido. Un allestimento volutamente disagevole e inospitale, per raccontare la storia del Sergente nella Neve e della ritirata di Russia.
L’effetto è quello di un coinvolgimento completo: siamo assorbiti dalle parole e dai gesti di Paolini, dal grigio delle pareti e dalle luci che illuminano la distesa d’acqua dietro il palco. Si sente lo sgocciolare della pioggia nelle vasche, un vento freddo entra a volte dall’imboccatura facendoci rabbrividire, ma per due ore e mezza non fiatiamo e non stacchiamo lo sguardo un secondo dalla scena.
Fa freddo, ma non è niente in confronto al freddo che sentiamo raccontare. Paolini ce lo ricorda, a un certo punto: adesso avete freddo, ma sapete che tra una-due ore sarete a casa, nel caldo dei vostri letti. Pensate di non tornare a casa stasera. E non tornare neanche domani, e dopodomani, non sapere neanche se tornerete mai… da brividi, in tutti i sensi.
In prima fila sono seduti Mario Rigoni Stern e il tenente Cenci, che questa storia l’hanno vissuta in prima persona. E quasi ti vergogni di avere freddo, pensando a quello che hanno patito loro e a quali ricordi deve scatenare in loro ascoltare queste storie. Infatti nessuno si lamenta, ti passi le mani sulle gambe e stai zitto.
Gli applausi finali sono carichi di emozioni, come tutto lo spettacolo. La sensazione non è solo quella di aver assistito a un pezzo di teatro straordinario, ma di essere stati coinvolti in un momento di trasmissione della memoria, quasi un rito, da Rigoni Stern e Cenci a noi, attraverso Paolini. Indimenticabile è dire poco.
PS Grazie a Lucia, che ha dato lo spunto a tutta la cosa anche se poi non ha partecipato, a Nevio che ha risolto il problema del ritiro biglietti, e a Manuel che si è lasciato coinvolgere all’ultimo minuto.