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Nel marasma di impegni che sto affrontando in questo periodo, domani arriva finalmente la seconda edizione di “…si gioca!”, la manifestazione ludica che organizzo a Fonzaso assieme agli altri soci della Dugoteca.
Come al solito ci sono tante piccole cose a cui pensare, e la maggior parte mi viene in mente all’ultimo minuto. In più a dar fastidio ci si mette anche il mio ginocchio, che ha pensato bene di gonfiarsi proprio in questi giorni.
Spero che, almeno quest’anno, riusciremo a trovare una bella giornata di sole. Gente ce ne dovrebbe essere più dell’anno scorso, faremo il possibile per farli andare via contenti anche stavolta! Resoconto nei prossimi giorni.
Ho terminato da poco di leggere “Il Partigiano Johnny”, libro in cui Beppe Fenoglio racconta l’esperienza (parzialmente autobiografica) di un ragazzo di buoni studi ed elevata estrazione sociale, che decide di schierarsi contro la dittatura fascista, raggiungendo le formazioni partigiane sulle colline attorno ad Alba.
Non è un libro facile da leggere, per il modo in cui è scritto. Fenoglio fa largo uso di espressioni in Inglese, inframezzate alle frasi in Italiano: sulle prime, mi sembrava un libro scritto da un responsabile marketing
, però mi sono presto reso conto che non si tratta di un vezzo stilistico fine a sé stesso, ma di un modo per far entrare il lettore nella mente del protagonista e dello scrittore, studioso e appassionato di letteratura Inglese.
Superate le prime perplessità, infatti, mi sono abituato al ritmo spezzato della narrazione, e ho iniziato ad apprezzare il modo in cui la lingua viene plasmata, modificata e reinventata, “inglesizzando” parole italiane e “italianizzando” espressioni inglesi.
Dopo un inizio un po’ lento, la storia cresce di intensità e coinvolge, soprattutto nella seconda parte del libro, dove si narra il rastrellamento delle colline piemontesi da parte dei fascisti: la sensazione di accerchiamento e di assenza di scampo si fa sempre più tangibile, pagina dopo pagina. Ma non è tanto un libro che parla di guerra, ma più che altro di vita quotidiana, di pensieri, del cambiamento di vita e di valori a cui si è dovuto esporre chi ha vissuto quel periodo e quelle esperienze. E, cosa notevole, lo fa senza retorica.
Un libro che mi è piaciuto, insomma, anche se non mi sentirei di consigliarlo a tutti, ma solo a chi è interessato dall’argomento ed è disposto ad affrontare qualche sforzo nella lettura.